Ue e Urss
16 AGO 20

Le recenti dichiarazioni del ministro Maroni sulla latitanza dell'Ue in materia di sbarchi in Italia hanno il merito di sollevare una riflessione sull'Ue, sulle sue attuali funzioni, e sulla sua evoluzione in una struttura politico-istituzionale sempre più fine a se stessa. Il dissidente sovietico Vladimir Bukovsky, che ha conosciuto il gulag e gli ospedali psichiatrici sovietici, ha sempre sottolineato le somiglianze tra l'Ue e l'Urss (una l'aggiungo io, l'invisibilità compiaciuta, indifferente e privilegiata dei suoi massimi rappresentanti, prima fra tutti la baronessa Ashton). Bukovsky ritiene che l'UE non possa essere democratizzata; già anni fa ci invitò a diffidare di organizzazioni che stabiliscono regole precise per esservi ammessi ma non ne hanno per uscirne. Ritiene che il Parlamento Europeo, eletto con il sistema proporzionale, non sia genuinamente rappresentativo e che comunque legiferi prevalentemente su questioni minori come la percentuale del grasso nello yoghurt, come il Soviet Supremo; a quanto pare (e spero che non sia vero) un parlamentare europeo parla in media sei minuti l'anno... Bukovsky sottolinea un altro aspetto importante, e cioè il potenziale distruttivo dei “sentimenti soffocati di identità nazionale”, che hanno giocato un ruolo importante nella caduta e dopo la caduta dell'Unione Sovietica. Sono osservazioni che dovrebbero farci pensare. A me l'Unione Europea come istituzione fa spesso pensare alla Natura nel “Dialogo della Natura e di un Islandese” di Leopardi: una “forma smisurata” che se ne infischia altamente degli umani e del loro benessere, e che, come scopre il povero Islandese, “ora c’insidii ora ci minacci ora ci assalti ora ci pungi ora ci percuoti ora ci laceri, e sempre o ci offendi o ci perseguiti; e che, per costume e per instituto, sei carnefice della tua propria famiglia”. Può sembrare un'associazione eccessivamente severa, ma il fatto che a molti di noi sembri giustificata dovrebbe farci riflettere.